La pittura visionaria di Michele Costi – TG Plus CULTURA
TG Plus CULTURA 31 maggio
La pittura visionaria di Michele Costi è una pittura sofferta fin dal primo sguardo. Ma subito dopo spicca il volo con la giocosità della fiaba, e non comporta un’operazione nostalgica rivolta ad un’infanzia irrimediabilmente lontana e irripetibile, bensì diventa affermazione della forza propulsiva della fantasia ormai matura, che non prova imbarazzo ad accostare a questa specie di “Milione” dell’anima i miti classici e cristiani.
Un repertorio di “scenette” avvolte in un ritmo formale che accosta un primitivismo rouoltiano alle accensioni espressioniste di un biblico Nolde. Piccoli amori, profondi dolori che risuonano attraverso gli anfratti bui della metropoli, bevute colossali e maledette, marachelle pinocchiesche e improvvisazioni picaresche: tutto ciò confluisce come in un torrente in piena. Tutto l’universo figurativo dell’artista emblematicamente pulsa, come il sangue nelle vene, ma anche come l’alternarsi degli stati d’animo. Così si alternano luce e buio, così si alterna la materia dei colori, ora pastosa e drammaticamente confusa, ora ariosa e trasparente come un cielo di Canaletto. Si tratta di una pittura di confine, dove la disillusione verso l’essere umano finisce lì dove inizia la ribellione contro una volontà dal carattere divino. Si innesta così nelle opere un senso del peccato avvertito ma violentemente rifiutato.
Frutto di diversi viaggi all’interno dell’Europa, la sua visione approda infine a Berlino, dove ancora oggi il Costi abita. E’ infatti la rinata capitale tedesca la metropoli che (assieme a Venezia, abbandonata poco dopo gli studi all’Accademia), lo influenza maggiormente nella luce e nei colori. Per lui oggi ogni mostra o esposizione dei suoi lavori, rassomiglia un po’ all’approdare della nave alla banchina. Nulla di più e nulla di meno che il tempo necessario a tracciare la prossima rotta.













