Aldo Voltolin, genio sconosciuto. La mostra al Bailo. Tg Plus Cultura 11 gennaio
Al museo Bailo di Treviso la mostra dedicata all’artista Aldo Voltolin. E’ stata inaugurata nei giorni di Natale e sarà visitabile sino alla primavera prossima. In mostra quattordici oli di proprietà dei Musei (di cui quattro esposti nella galleria permanente) e sette acquerelli provenienti della Biblioteca Comunale, ma anche numerose opere di privati, nonché di Fondazione Cassamarca e di Unicredit. Voluta fortemente da Eugenio Manzato, ex direttore dei musei civici e biblioteche di Treviso e da Emilio Lippi, attuale direttore dei musei e delle biblioteche. Una mostra che lascia senza fiato per un artista davvero poco conosciuto ai più e con una storia di vissuto davvero affascinante. La mostra, assolutamente da vedere, è stata inaugurata dall’assessore alla cultura Lavinia Colonna Preti. Cent’anni fa, il 17 giugno 1918, Aldo Voltolin moriva a Milano. Non aveva ancora compiuto 26 anni. A cento anni dalla morte e dall’unica mostra finora dedicatagli, nel 1919, i Musei Civici colmano un vuoto lungo un secolo e rendono omaggio all’artista trevigiano, con una monografica che ripercorre il suo cammino artistico con una notevole ricchezza di testimonianze. In mostra quattordici oli di proprietà dei Musei (di cui quattro esposti nella galleria permanente del Bailo) e sette acquerelli provenienti della Biblioteca Comunale, ma anche numerose opere di privati, nonché di Fondazione Cassamarca e di Unicredit: l’insieme viene a costituire almeno un terzo – qualitativamente assai significativo – dell’intera produzione dell’artista, la cui intensa ma troppo breve carriera spazia dalle prime prove sperimentali esposte a Ca’ Pesaro nel 1911 alle successive esperienze di impronta divisionista, secessionista e postimpressionista. La sua attività nota iniziò nel 1910 con le opere ad acquerello. In quell’anno espose per la prima volta nella mostra organizzata da Arturo Martini nel negozio della sorella in Calmaggiore. Fu quindi tra gli artisti trevigiani più assidui alle prime esposizioni di Ca’ Pesaro, partecipandovi nel 1911, 1912 e 1913, nonché alla Mostra dei rifiutati nel 1914, esperienze caratterizzate da uno stile di matrice divisionista (che si può ammirare nel capolavoro Pagliai in autunno) che percorse fino al 1916, quando mutò indirizzo accostandosi al Postimpressionismo nei paesaggi e nelle vedute e alla Secessione nelle nature morte. La produzione artistica di Voltolin rimastaci si caratterizza, dunque, per la sua forte eterogeneità. Notevole la differenza tra il cosiddetto periodo divisionista e quello successivo dell’ultimo biennio di vita. Ne emerge una figura di pittore avvezzo alla sperimentazione, sia tecnica sia espressiva, di cui Treviso onora giustamente la memoria ristabilendo il suo ruolo nella storia dell’arte veneta del Novecento.













