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DENTI INCLUSI: come riconoscerli e come intervenire-TG Plus SALUTE

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In presenza di un’inclusione dentale il dente non riesce ad erompere la gengiva o lo fa in parte, restando “incluso” per l’appunto all’interno della gengiva stessa. Questo fenomeno è abbastanza frequente e può  manifestarsi sia nei bambini che negli adulti.

 

Per individuare gli eventuali denti inclusi, la loro posizione e la percentuale di inclusione, dunque, è necessario rivolgersi ad uno specialista, così da effettuare un’accurata visita ortodontica unitamente ad un’ortopanoramica.

Ci sono alcuni denti che, più di altri, sono predisposti al fenomeno dell’inclusione dentale, primi fra tutti i cosiddetti denti del giudizio. Questi ultimi, infatti, sono gli ultimi a spuntare sulle arcate dentarie e proprio per questo a volte possono presentare un’anomala inclusione o una crescita deviata rispetto a quella naturale.

Tuttavia, non tutte le inclusioni dentali sono uguali, così come non tutti i denti possono presentare lo stesso grado di inclusione o manifestarla nella stessa fascia di età. Non a caso, dunque, anche la sintomatologia associata a questo disturbo è molto variegata e può comportare  deformazione delle arcate dentarie e degli stessi denti, malocclusioni, carie, infiammazioni gengivali o della polpa dei denti (pulpite) o altre complicanze come ascessi, mal di denti ricorrenti e nevralgie.

Entrando nel dettaglio, si parla di dente incluso quando un dente non erompe in arcata entro i tempi fisiologici stabiliti nonostante si sia completata la formazione della sua radice. Normalmente, infatti, un dente erompe quando la sua radice è formata per i 2/3 della sua lunghezza.

L’inclusione dentale è un problema frequente nella pratica ortodontica quotidiana (l’incidenza nella popolazione generale varia tra 0.8% e il 3.6%) e, nella maggior parte dei casi, viene riscontrata durante una visita di controllo. L’inclusione dentale è, infatti, una condizione asintomatica, motivo per cui spesso viene diagnosticata troppo tardi, rendendo il successivo trattamento più complesso.

I denti che vanno più frequentemente incontro a inclusione sono in ordine i terzi molari inferiori, i canini superiori, premolari inferiori e incisivi centrali superiori. L’eziologia dell’inclusione dentale è multi fattoriale. Le cause più comuni possono essere suddivise in tre gruppi:
– fattori sistemici
– fattori locali (mancato riassorbimento di un deciduo, permanenza prolungata del deciduo, affollamento, presenza di elementi soprannumerari ecc…)
– fattori genetici ( familiarità)

Il trattamento dei denti inclusi è un trattamento multidisciplinare che coinvolge l’ortodontista, il chirurgo e talvolta il parodontologo. La diagnosi tempestiva risulta fondamentale per un trattamento più efficiente ed efficace per il paziente. Questa è possibile con controlli periodici dall’ortodontista che è in grado di intercettare e intervenire su eventuali condizioni predisponenti.

I trattamenti possibili variano in base al tipo di elemento incluso e in base all’età del paziente.
Solitamente, per esempio, i terzi molari inclusi vengono estratti. Diversamente, i canini mascellari inclusi, se non intercettati in tempo, prevedono il recupero ortodontico chirurgico.

Questo tipo di intervento risulta più semplice in un paziente giovane rispetto a un paziente adulto che ha già completato la crescita e in cui talvolta l’elemento incluso può andare incontro ad anchilosi.

Approfondiamo l’argomento con un ospite d’eccezione: il dott. Ugo D’Aloja, Medico Chirurgo Specialista in Ortodonzia. Nonché titolare dello Studio Specialistico di Ortodonzia dott. D’Aloja.

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